lunedì 29 dicembre 2014

L'amica




Mi fai conoscere la tua amica?
Questo è il messaggio che ho ricevuto ieri dal mio amico Robert.
Sempre alla ricerca della prossima donna, che sarà sempre l’ultima, che sarà sempre quella giusta. Ma il conteggio segue le regole dei numeri infiniti: c’è sempre qualcun’altra dopo.
La mia amica è Madge, ci conosciamo da quasi dieci anni e ora sta passando un periodo molto particolare, tra crisi matrimoniale e dubbi dell’anima. Abbastanza incasinata per tenere lontani gli uomini dotati di buone intenzioni, molto bella per attirare l’attenzione di tutti, soprattutto quella di Rob, che ha visto le sue foto su Facebook. Madge ama postare foto in cui appare bellissima: certo, fatica pari a zero dato che è bellissima anche in realtà. Rob insiste per uscire domani sera, un aperitivo al volo, così per fare due chiacchiere, vuole incontrarla. Ma io conosco i miei due amici: lei si innamorerà di lui dopo un giorno, lui le dirà che non è pronto per una relazione seria. Nel frattempo accanto al loro letto è meglio sistemare un estintore per smorzare subito le lenzuola incendiate dal sesso che faranno.
Ci incontriamo in una piazzetta del centro. Nessuna scenografia potrebbe essere più romantica: sta iniziando a nevicare, le luci dei negozi brillano insieme a quelle delle decorazioni natalizie, l’odore dell’inverno schiaffeggia le narici. Lui è già fuori dal locale e appena ci vede ci viene incontro con il suo solito sorriso da maschio in caccia. Allunga la mano verso di lei, piacere Madge, ciao Rob. Sono passati solo pochi secondi e ho la netta impressione di essere già di troppo. Ma non sono una sprovveduta: a questo aperitivo ho invitato anche Penny e Mary, dovrebbero arrivare a momenti. Entriamo nel locale, Rob ha prenotato un tavolo accanto alla vetrina. Faccio finta di non ricordare che pochi metri più in là c’è il bar dove Daniel e io incontravamo gli amici: a dire il vero ricordo di questa cosa  ma non mi fa più tanto male. Anzi, sono quasi insensibile. Certo, mi viene in mente perché non sono lobotomizzata, i ricordi rimangono: l’importante è che rimanga solo il guscio senza il ripieno di sensazioni.
Rob fa un a fatica titanica a non sbirciare il seno ben in mostra di Madge mentre lei inizia il rituale di corteggiamento toccandosi i capelli, sporgendosi verso di lui, facendo domande su di lui. Dio che noia. Tutto così prevedibile. Cameriere, vorrei un giro di bromuro per tutti. O una flebo di ormoni per me. Scherzo. Mi guardo in giro: è bello vedere gente allegra, amici che scherzano, coppie che chiacchierano fitto (sicuramente sono agli inizi della storia). La vetrata si sta appannando, chissà quante parole d’amore si stanno condensando su di essa. Guardo fuori, la gente passeggia in fretta, i fiocchi precipitano silenziosi. Ma quando arrivano le mie amiche? Improvvisamente Rob si ricorda della mia presenza e mi chiede se alla fine quest’estate ho seguito il suo consiglio di fare la crociera da single.
-E a te chi l’ha detto che sono single, scusa?- ridacchio cercando con lo sguardo il cameriere.
-Oh, scusa madame! E’ successo qualcosa che non so?-
Ho la tentazione di inventare qualcosa, tipo un paio di uomini con cui ho fatto sesso come se non ci fosse un domani ma so già che le balle non le so raccontare e soprattutto non me le ricordo.
-Dico solo che non bisogna dare troppe cose per scontate! –
-Sì ok, scienziata, allora non trombi da almeno un anno.-
-Rob, sei un tesoro, spero tu ti possa soffocare con la prossima oliva.-
-Hahahhhaa tanto lo so che mi ami alla follia!-
-Beh Rob non esageriamo. Madge non farci caso, purtroppo ha più testosterone che sangue .-
Madge ride ma si vede che a lei ‘sto testosterone vorrebbe provarlo al più presto.
Ping. Messaggio. “Scusa ma nn riesco a passare nevica tantissimo Mary mi ha chiamata, anche lei non riesce Ti tel dopo”.
Bene. La neve romantica intrappola la mia amica e io mi intrappolo da sola con questi due che tromberebbero qui sul tavolino. La tensione erotica intreccia i loro sguardi. Comincio a sentirmi come quando ero ai compleanni delle mie compagne delle medie, quando i ragazzi parlavano solo con loro, che erano mille volte più carine e simpatiche di me. Ovvio che poi ho smesso di andare alle feste. Oh, ecco il cameriere. Io ordino una tisana e loro due ovviamente un superalcolico. Ormai sono una vecchia zitella da broda di piante. Rob ha iniziato a fare la ruota: racconta a Madge dei suoi successi professionali, dei suoi amici importanti, delle sue vacanze esotiche. Tutte cose che ho già sentito decine di volte. Ma Rob è così: gli voglio bene perché conoscendolo da anni, so che ama passare per un uomo superficiale ma quando deve mettere in moto il cuore per aiutare un amico o un’amica, lui è sempre presente. Basta non fargli discorsi troppi “intensi”, tipo qual è il significato della vita, perché l’amore è così complicato, ecc...
Ping. Messaggio. “Ciao bella come va?”. Non ci posso credere, un messaggio da Colin! Sono uscita con lui due o tre volte. Era un collega dell’università solo che quando studiavamo, non ci filavamo affatto. Dopo qualche anno ci siamo incontrati su Facebook e lui mi aveva invitata a mangiare una pizza. Io ero tornata single da poco ed ero troppo distrutta per capire che avevo davanti un uomo molto carino e molto single. La serata fu piacevole ma ricordo che continuavo a pensare a una cosa sola: volevo che davanti a me fosse seduto Daniel. L’ultima sera che ci siamo visti era l’estate del 2012 e mentre eravamo in piedi davanti alle nostre auto nel parcheggio del multisala, Colin mi ha baciata. Avevamo visto un film, ci stavamo salutando per tornare a casa e quando mi sono avvicinata per il solito bacino sulla guancia, lui ha cambiato direzione puntando direttamente alla bocca. Sì, mi era piaciuto ma il mio cuore aveva sussultato e iniziato a litigare con il mio corpo. Gli ormoni urlavano di gioia, il mio cuore protestava dicendo che non era proprio il caso e non voleva saperne di iniziare a battere per qualcuno che non fosse Daniel. Non ci siamo più visti da quella sera perché io ho declinato tutti gli inviti. Oddio, non è che avesse insistito più di tanto: credo di aver detto tre “no” a fila. Forse quattro. E ora dopo tutto questo tempo, gli torno in mente? Beh, allora rispondo: “Ma ciao! Come stai?”
Ping. “Io benone! Ci vediamo una di queste sere?”
Ehm. Boh, che faccio? Lo vedo una di queste sere? Il mio cuore tace. Lo prendo come un sì.
“volentieri, dimmi tu quando”
“domani”
Non posso rispondere subito, vero? Altrimenti sembra che son qui che non ho niente da fare. Oh, chissenefrega, rispondo subito.
“ok, ci aggiorniamo per l’ora”
“Che bello baci”
No, non rispondo con “baci” perché poi sembro troppo entusiasta e con un uomo non è mai la strategia giusta. Oddio, ma senti come sto ragionando. Che palle avevo completamente scordato le “strategie”. Voglio dire, bisogna ancora metterle in atto?
Rob si alza.
-Scusa dove stai andando?.- chiedo sorpresa.
-Ragazze devo andare, ho un mezzo appuntamento con mia sorella qui vicino, glielo avevo promesso! . –
-Ah, cavolo non me lo avevi detto! – protesto
-Sì mi ero dimenticato, scusatemi .-
Ci alziamo e ci salutiamo dandoci il solito bacio sulle guance.
Appena esce, comincia la valutazione
-Allora Maggy, te gusta vero? . – domando
-Beh è interessante, ha fatto un sacco di cose nella vita, cavolo...-
-Sì ok e quindi? –
-Eh boh, non so... ha qualcosa che mi intriga .-
-Ah bene, vi siete scambiati il numero? . –
-Ma va, non me lo ha chiesto! . –
-Perché sa che può averlo in qualunque momento da me . – le dico guardando il fondo della mia tazza, dove piccoli frammenti di foglioline si sono depositati formando una macchia forma di stella. Madge interrompe la mia distrazione:
-Ma ha una sorella o era una balla perché non gli piaccio? -
-Ma che dici? Perché avrebbe dovuto inventarsi una scusa? Si vede lontano un miglio che è già pazzo di te! -
-Se fosse come dici tu mi avrebbe chiesto il numero!-
-Forse non voleva esser precipitoso, magari ti cerca su Facebook e... dai non essere sempre la solita ansiosa.-
-Ma le altre non vengono? -
-No, sono rimaste bloccate dalla neve o dal traffico, boh.-
-Peccato, le avrei salutate volentieri . –dice Madge mentre estrae il cellulare dalla borsa.
Anche io guardo il cellulare, niente messaggi, però mi scappa un sorriso pensando che domani rivedrò Colin. Mi sento molto cambiata e sono curiosa di sapere cosa proverò rivedendolo. Abbiamo fatto sesso una sola volta ma non mi ricordo come è andata. Fa brutti scherzi lo stress.
Madge risponde a una telefonata e io mi verso ancora un po’ di tisana. In senso buono, invidio lo spirito di Madge. È semplicemente aperta alla vita: non ha paura di mettersi in gioco, ha un sacco di casini ma non smette mai di credere che l’uomo giusto deve ancora arrivare e soprattutto che le emozioni devono essere vissute fino in fondo. Io invece nel mondo delle emozioni mi muovo come un astronauta sulla Luna: molto, molto lentamente. E soprattutto sono ancora convinta che l’amore vero si incontri una, massimo due volte. Ehi, ma quello è Rob, che sta tornando verso il locale. Ecco, sta entrando e viene verso di noi, tutto impolverato di neve. Madge è ancora al telefono, spalanca gli occhi vedendolo io lo guardo con una grande punto di domanda disegnato sul viso:
-Oh beh ho fatto in fretta con mia sorella, le ho detto che potevamo fare un altro giorno .-
Madge gli sorride e si alza per trovare un angolo meno rumoroso, la telefonata si sta prolungando, chissà con chi sta parlando. Ne approfitto per chiedere a Rob:
-Non me la racconti giusta. Cosa hai fatto? – dico quasi a bassa voce sporgendomi vero di lui.
-Sono andato a chiamare Melissa, avrei dovuto passare da lei ma non faccio in tempo. E soprattutto non ne ho voglia. La tua amica è splendida-
-Ehi metti a cuccia un attimo gli ormoni e spiegami: esci ancora con Melissa? Ma hai detto che avevate chiuso un mese fa! –
-Sì infatti era così ma sai come succede, non è facile lasciarsi, mi dispiaceva, mi faceva tenerezza, poverina mi chiamava in lacrime. -
Ah bene, a quanto par tutti i maschi del mondo provano tenerezza davanti alle ex mollate e si fanno commuovere e tornano da loro, certo, tutti tranne uno.
-E adesso? Trombi Melissa e speri di farlo anche con la mia amica? Ma sei scemo?-
-Ma no, adesso vediamo come va con la tua amica e poi decido!-
-Rob sei una merd... – non faccio in tempo a finire l’insulto perché Madge sta tornando al tavolo. Sono molto arrabbiata e delusa, ho paura che Rob possa fare solo del male alla mia amica. Madge mi guarda e mi chiede se va tutto bene.
-Mmmh-mh – mugugno mentre mescolo la tisana ormai fredda.
-Allora ragazze, che cosa stavamo dicendo? – dice allegramente Rob guardando Madge negli occhi.
Vorrei dire: “Che sei una merda” ma preferisco stare zitta. E adesso cosa faccio? Posso solo mettere in guardia la mia amica, dirle che Rob è uno che dà via il suo uccello come se fosse beneficenza al mondo femminile. Ora però si è fatto un po’ tardi e voglio andare a casa. Troppi ormoni nell’aria, mi sento come la parola “onestà” accanto alla parola “politica”: non c’entro niente. Al ritorno Madge ripete che Rob è proprio interessante ma aggiunge che non sa se uscirà con lui. E questa è la garanzia che succederà. Appena arrivo a casa, vado in cucina per prepararmi qualcosa. Guardo il calendario e vedo che domani mattina devo portare Gigio dalla veterinaria per la visita di controllo.
Ping. Un messaggio di Rob: “Indovina chi ho incontrato al parcheggio? Daniel! Tranqui, non te l’ho salutato”. Mavvaffanc...tu, Daniel e tutto il testosterone del mondo. Ops, c’è un altro messaggio, non l’avevo visto. E’ di Colin: “non vedo l’ora che sia domani sera”. Cosa si è messo in testa?

giovedì 25 dicembre 2014

Il regalo



Quando ieri notte ho scartato il regalo della mia amica, sono rimasta senza parole. 
Bellissimo: uno scialle nero con fiori rossi, proveniente dalla Russia, come testimonia l’etichetta incomprensibile. Come faceva a sapere che sarei impazzita di gioia? Adoro gli scialli, adoro quelli neri stampati con rose rosse e ancora di più li adoro se provengono da qualche terra straniera. 
E’ da poco passata mezzanotte, la chiamerò domani per ringraziarla e non mi rendo conto che il regalo più bello devo ancora scoprirlo. 
Questa mattina la sento al telefono e lei mi dice che da vent’anni quello scialle riposava in cassetto: l’aveva ricevuto in dono dal suo amatissimo marito, che l’aveva comprato durante un viaggio di lavoro nell’ex-Unione sovietica. 
Sento che mi sto emozionando. Son proprio lacrime quelle che sento formarsi nel mio cuore. 
La mia amica mi dice che ne aveva acquistati due e lei aveva preferito indossare quello con il fondo bianco. Quello nero non era proprio nel suo stile. 
Così oggi questo oggetto meraviglioso è appoggiato sulle mie spalle. Il gesto d’amore di lui, che tanti anni fa aveva pensato a lei, ora è qui con me, per festeggiare questo ennesimo Natale.  Lui non c'è più, ma solo fisicamente. Perché gli occhi di lei brillano ancora quando  parla di lui e dovreste sentire con quanta luce le sue parole raccontano le loro avventure. L’amore vero non finisce mai.

mercoledì 24 dicembre 2014

Vado non vado

 
Questa mattina ho deciso di indossare quello che io chiamo un "abito tranquillo": lunghezza appena sopra il ginocchio giusto per evitare l'effetto "zitella in action". E' nero  stampato con fiori viola e rosa. Sono accessoriata con un ciondolo chiama-angeli dotato di catenella rosa, scarpa tacco dieci nera, capelli stirati con la piastra, trucco deciso ma non eccessivo composto da fondotinta-eyeliner nero-fard e un bel po' di copri-occhiaie.
Naturalmente stamattina c'è un traffico che sembra una migrazione di massa e la mia macchina fa una cosa strana: quando freno, il volante vibra, mi sa che quando torno a casa la porto subito dal meccanico. Quando arrivo davanti all'azienda, la nebbia è così fitta che quasi non si vede il palazzo. Il parcheggio per i visitatori è abbastanza grande ed è un bel po' distante dall'entrata. Sono costretta a camminare su una passerella di pietra piuttosto sconnessa che è come una cicatrice sul grande prato che circonda l'edificio. non si sente alcun rumore, solo quello dei miei tacchi su quei sassi irregolari. la nebbia mi entra in gola, mi sembra di sentir pungere. Chissà che disastro i miei capelli, con tuta quella umidità. Finalmente raggiungo la portineria e devo lasciare le mie generalità. 
Ho  voglia di scappare.
Calma, non c'è alcun pricolo imminente, stupida amigdala.
Il portinaio mi annuncia alla segretaria e così mi incammino verso gli uffici del dottor Schwarz, un uomo cortese al limite della freddezza,  assolutamente insignificante che - orrore - veste di marrone e adora parlare di sè come se fosse lo scopritore della cura per ogni tipo di malattia. Vorrei conoscere il segreto degli uomini e della loro autostima: che siano astronauti appena atterrati su Marte o semplici impiegati comunali, qualunque cosa facciano  si atteggiano  come se salvassero il mondo ogni cinque minuti. Ma come fanno? Dopo dieci minuti di passeggiata fra corridoi, anfratti, porticine e salette d'attesa, arrivo davanti alla scrivania dell'assistente, una ragazza gentile sui venticinque anni che mi sorride e mi invita a seguirla. Entro nell'ufficio ma del dottor Schwarz non c'è traccia. Arriverà fra cinque minuti, io intanto posso accomodarmi.
Bene, sono molto rilassata.
Ok, non è vero.
So che un piano sotto di me lavora Daniel.
Ora succede come nei cartoni animati: il pavimento si rompe e io gli cado diretamente sulla  scrivania. Potrebbe venirgli un infarto.
Ah ecco, il mio appuntamento sta per arrivare, sento una voce maschile parlare con la ragazza gentile.
Qualcosa però non mi torna: quel gran pezzo di uomo è il dottor Schwarz?
Non è il dottor Schwarz che avevo incontrato qualche anno fa a un congresso. Questo è alto, con un sacco di capelli biondi sparpagliati a riccioli e un fisico che promette bene nascosto purtroppo da un abito grigio scuro.
-Buongiorno, lei non è il dottor Schwarz che mi aspettavo...-.
-Ah, piacere dottoressa, sì quello era mio padre, ho preso il suo posto sei mesi fa, ora lui si occupa di tutt'altro, fra cui di fare il nonno!-.
Tragedia: Schwarz junior è sposato con figli. Mi si è frantumato il sorriso sulla moquette.
-Ah, che bello, quanti figli ha?-.
-Due, Eleonor e Luke, ora però sono dalla madre -.
Molto interessante: "Dalla madre", parole  che indicano un certo distacco. Sarà separato? Della fede non c'è traccia. Interessante.
-Bene, dottoressa, mi dica tutto -.
Sì, adesso te lo dico però se sorridi così, i miei neuroni fanno fatica.
Chiacchieriamo di lavoro, qualche battua su questo Natale ormai imminente e ci salutiamo dandoci finalmente del tu. Prima di uscire mi scivola l'iPad dalla mano, meno male che la moquette attutisce il colpo. Da vero gentiluomo si precipita a raccoglierlo. Quanto mi mancano i gesti di cavalleria, l'uomo che se li dimentica è come il gelato di soia: buono, ma quello vero è un'altra cosa.
Il colloquio si conclude dopo circa venti minuti, per fortuna perché comincia a farmi male la testa, forse è per il fatto che stanotte ho dormito male. Gigio mi ha svegliata due volte, una per la pappa e una per le coccole. E ho fatto come sempre molta fatica a ricucire i due lembi di sonno staccati. Saluto cordialmente il nuovo dottor Schwarz e la ragazza gentile mi chiede se deve aiutarmi a trovare l'ufficio del mio prossimo appuntamento o se so già dove andare. Sì, ho appuntamento con la dottoressa McCain e so dove si trova ma prima potrei fare un salto qui sotto, penso in un nanosecondo.
Sì, cara ragazza gentile, desidero andare da Daniel e fargli una sorpresa per rompergli le palle, vorrei dirle. Anzi facciamo finta che io non sappia dove lavora il signor Daniel e chiamalo per favore la mia visita, vorrei dirle.
No, lascio perdere, che vada a quel paese Daniel.
Sì, ci vado perché voglio guardarlo negli occhi e rovinargli la giornata.
No, non ci vado, a cosa servirebbe?
E invece sì, perché io non ho paura di niente e di nessuno.
No, non voglio, non mi nteressa.
Devo aver perso il contatto con la realtà per un istante perchè la ragazza gentile mi chiede di nuovo se può aiutarmi. Le sue parole mi strattonano a terra, come un filo che tira un palloncino distratto dall'aria.
-No grazie, so benissimo dove andare, auguri. - rispondo con un sorriso.
Vado. Ora prendo l'ascensore che ho qui di fronte a me e scendo di un piano.
No, non vado.
Sì invece, niente paura, sono una donna che ha affrontato ben altro, cosa mai potrebbe accadere di così terribile dopo un "Ciao Dan, sono passata a salutarti"? -
No, non merita neanche lo sforzo di salutarlo.
Sì, vediamo cosa succede.

Quando esco, l'aria ormai è ancora più grigia, sembra un effetto speciale di quei film francesi lunghi e noiosi, solo che qui non c'è la Tour Eiffel, l'aria non profuma di baguette e non c'è neanche l'uomo innamorato e tormentato che, avvolto nel suo cappotto grigio scuro,  fuma la sua sigaretta e mi dice che mi ama e che mi vuole sposare (trama banale?). 
Così ripercorro la passerella al contrario. Non c'è nessuno. Solo io che nuoto nella nebbia, che mi lascio un grande palazzo alle  spalle e ascolto il rumore della mia vita che cammina nel presente.
Non distinguo alcun contorno, perfino la macchina è stata risucchiata dal grigio.
Ma ora c'è una luce, che viene dalla mia anima e mi fa capire che ho fatto la cosa giusta.
Non sono andata. Vorrei poter chiamare la mia mamma e dirle che non l'ho fatto per mancanza di coraggio ma solo perchè ho imparato a volermi un po' di bene. Vai al diavolo Daniel, tu e le tue paturnie da bambino irrisolto.
E domani sarà un altro Natale.
P.S. Ho scoperto tramite un'amica comune che quel giorno Daniel era in ferie.



lunedì 22 dicembre 2014

La visita natalizia


Non bastava il Natale a rompere le palle che lui stesso sta facendo rotolare in giro. 
Ci voleva anche il mio capo che mi chiedesse di andare a consegnare un paio di pacchi ai soliti importantissimi clienti. E non in un'azienda che so, su Marte. 
No, l'azienda in cui devo andare domani è quella dove lavora Daniel.
Avrei preferito Marte.
Dio che stress. 
Ok, ho chiuso l'amore e tutti suoi orpelli nella Scatola dell'Amor Perduto ma tutto il resto non è evaporato. Sono rimaste le foto e i viaggi che abbiamo fatto insieme, sono rimaste (per fortuna) le numerosissime amicizie in comune, è rimasto un affettuoso rapporto con la mia ex-suocera e tante altre cose fiorite in undici anni di amore.
Quindi la domanda è: che faccio, passo a salutarlo o no?
Sì e faccio quella del "Ciao-non-me-ne-frega-niente-che-tu-esisti-ma-vedi-IO-sono-intelligente-e-non-serbo-rancore-mentre-tu-cacca-di-scarafaggio-lo-covi-eccome-quindi-sei-alla-stregua-di-una-pulce-di-pulce".
E mentre lo faccio naturalmente sto indossando un bell'abito e un paio di tacchi ben fatti perchè si sa che l'altezza delle intenzioni va accompagnata da quella delle scarpe.
Quindi mi immagino la scena: parlo con la segretari adel suo reparto, chiedo di vedere il Signor Daniel, lei mi fa vedere la direzione,  io inciampo nella moquette e poi appaio davanti alla sua scrivania.
Lui impassibile mi dice "Ah, ciao" e inizia a sudare. Mi sembra di vedere le gocce sull'ampissima fronte.
E allora io gli chiedo "Come va?"e lui "Bene", secco come i fichi che abbondano in questo periodo.
Io dico "Ah, bene, dai, era solo un saluto, ciao".
E me ne vado incazzata nera per essermi sentita così cretina.
Quindi no, non ci vado. 
Però se faccio finta di nulla, non affronto il fantasma.
Se non mi presento, rimango col dubbio di cosa sarebbe successo se...
Come diceva il saggio? Meglio avere una delusione che un rimpianto. 
Ma 'sto saggio era un uomo e quindi la sua filosofia è discutibile.
Una volta parlando con il mio amico Gex, mi disse che gli unici rimpianti erano le donne che non si era portato a letto. Dio, che banale.
Da piccola la mia mamma mi diceva sempre che le paure vanno affontate e non evitate. 
Allora mi chiedo: sto evitando una paura o voglio cercarmi un'umiliazione che non mi merito? L'ora della meditazione finisce con la suoneria del cellulare.
-Ah, ciao Antoine! Come stai? -.
-Benone, tu?-.
-Ahm...io bene, stavo riflettendo su una cosa...-.
-Se si tratta di uomini, dimmi tutto, sai che ti ho sempre consigliato bene! -.
Sì come quella volta che mi disse di accettare l'invito a cena di un tizio che secondo Antoine era giusto per me e il tizio, una volta accompagnatami sotto casa, invece di dirmi "Ah, che bello, grazie sono stato benissimo, quando ti posso invitare ancora?" mi ha ficcato la lingua in bocca, dicendo poi che le donne altrimenti ci rimangono male se non vengono "omaggiate" in questo modo. Un signore.
-Effettivamente tesoro stavo riflettendo che domani devo andare nell'azienda dove lavora Daniel e stavo pensando di passare a fargli gli auguri di Natale -.
-Allora mia cara devi promettermi una cosa -.
-Che cosa? -.
-Ti prego fai un video, non voglio perdere la faccia di Daniel quando ti vede! .-
-Che scemo che sei! .- e ridiamo come due bambini stupidi.
Però qualcosa dentro di me si è rotto. Ho un soffio di malinconia nel cuore. Mi chiedo perché. Che cosa gli ho fatto per essere stata cancellata in questo modo assurdo. Non lo amo più ma la sua artificiale indifferenza, mi fa ancora male. Perché non possiamo semplicemente farci gli auguri come due esseri umani normali? Ce la menano tanto con le famiglia allargate e noi dobbiamo far finta di non esistere? Non capisco. Ha fatto tutto lui: mi ha tradita, abbandonata, dimenticata. Uff, che noia. Cosa sta dicendo Antoine?
-Dai bella donna, volevo solo dirti che domani parto e torno fra una settimana e quindi dobbiamo vederci per raccontarcela un po'! Ehi fammi sapere come è andata! -.
Da quando Antoine si è innamorato, è diventato più dolce, meno arrabbiato con la vita, più "accogliente" nei confronti delle persone. Io credo che non sia cambiato: l'amore che prova per la sua donna gli ha permesso di tagliar equella coltre pesante che lo opprimeva, liberando il "vero" Antoine. 
Domani che abito indosserò?